Gli scantinati sotto la palazzina di via Pignatelli 11 (Ansa)
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ROMA - Gli investigatori della squadra mobile di Roma hanno effettuato un'ispezione nell'appartamento e nell'ampio sotterraneo in via Pignatelli 11, indicati dalla superteste Sabrina Minardi come la prigione dove sarebbe stata tenuta nascosta Emanuela Orlandi. La casa è nei pressi di piazza San Giovanni di Dio, in zona Gianicolense-Monteverde. Al lavoro anche gli uomini dell'Ert, il nucleo specializzato in ricerca tracce della polizia scientifica, che hanno utilizzato anche un georadar per verificare se al di sotto del manto stradale fossero presenti delle cavità.
I CUNICOLI - Nella casa è stato trovato un vano celato da un muro, con servizi igienici. Il piccolo bagno era nascosto nello scantinato della casa al primo piano del palazzo. I poliziotti si sono accorti che il pavimento della cantina continuava al di sotto del muro e dopo averlo abbattuto hanno avuto accesso all'ambiente, che continua per alcuni metri verso i sotterranei e termina all'altezza di una grata. Sotto la palazzina si nasconde una vera e propria città, un dedalo di scantinati, gallerie e cunicoli. Gli agenti hanno trovato un camminamento sotterraneo che arriverebbe fino all'ospedale San Camillo. Un elemento che conferma le parole dell'ex compagna di De Pedis. Circa dieci anni fa la parte dei sotterranei che si trova sotto la palazzina di via Pignatelli è rimasta completamente allagata a causa della rottura delle fognature. Un particolare raccontato da Claudio Maurizi, un abitante della zona. «Io quei sotterranei li conoscono bene, ci sono stato più volte - ha detto -, l'ultima proprio l'anno scorso. Nessuno qui sa dove finiscono i cunicoli perché ormai sono intasati di fango e bloccati da mura».
TRACCE - Dal sopralluogo è emersa una sostanziale conferma della descrizione della casa fatta dalla Minardi agli inquirenti, verificata anche sulla pianta catastale. La casa sarebbe stata poi risistemata, sempre secondo Minardi, dal boss della banda della Magliana Danilo Abbruciati (ucciso a Milano nel 1982 da una guardia del corpo di Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano, durante il fallito attentato), che era in rapporti con la proprietaria dell'appartamento, Daniela Mobili. Quest'ultima agli inquirenti ha spiegato che durante la sparizione di Emanuela Orlandi era in carcere e ha anche detto che presenterà una denuncia per calunnia contro Sabrina Minardi.
LE CONFERME - Intanto spunta un'altra testimone che avrebbe dato una conferma agli inquirenti di pezzi del racconto di Sabrina Minardi. Una donna che è stata destinataria delle confidenze della stessa Minardi e in particolare della notizia che la Orlandi, durante il suo presunto sequestro, fu portata da un bar del Gianicolo al distributore di benzina al Vaticano. Si tratta di una parente acquisita della testimone ed è stata ieri come persona informata sui fatti dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai sostituti Andrea De Gasperis e Simona Maisto. La donna ha detto anche di aver badato ai bambini di Daniela Mobili.
UN CADAVERE - Intanto emergono altri stralci del racconto della Minardi. La donna ha detto agli inquirenti che un giorno ha aperto la porta di una delle tante stanze della casa di via Elio Vittorini e ha visto una persona morta a terra in un lago di sangue. De Pedis le avrebbe detto di non impicciarsi perché lì c'era stata una riunione dalla quale qualcuno non doveva uscire vivo. In un altro passo delle dichiarazioni Minardi ha raccontato che la mattina del giorno in cui spararono a papa Giovanni Paolo II Enrico De Pedis le aveva chiesto di portare una borsa nei pressi del Vaticano, presentandosi con vestiti firmati e ingioiellata.
DE PEDIS - Accanimento contro una persona morta da 18 anni. È l'accusa dei familiari di Enrico De Pedis, che si dicono certi dell'assoluta estraneità del proprio congiunto al caso Orlandi. I familiari hanno offerto la massima collaborazione agli organi inquirenti, compreso il consenso all'apertura della tomba nella basilica di Sant'Apollinare.
26 giugno 2008